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Penombra*************Parte prima

Ti guardo distesa al mio fianco, le tende sono tirate e anche se fuori c’e’ ancora il sole la stanza e’ sprofondata in una fitta penombra. Ho riaperto gli occhi da poco e fatico a realizzare dove mi trovo. Davanti vedo un televisore spento e alla sua destra la porta semiaperta del bagno, si, e’ una stanza di hotel come tante, ormai mi sembrano tutte uguali, e’ difficile collegarle ad un luogo e ad un tempo preciso.
Per te e’ diverso, ti vedo al mio fianco con i capelli neri arruffati sul cuscino, sei coricata di lato e rivolta verso di me, il lenzuolo ti copre sino alle reni ed un seno ti esce da sotto il braccio allungato. E’ bianco, grande, morbido, mi perdo ad osservarlo in questa specie di dormiveglia, pigro e rilassato, mi sembri un sogno. Tu dormi, respiri piano e con regolarità, io mi alzo sul gomito con cautela per guardarti meglio, in questa atmosfera irreale mi sembra di essere un osservatore estraneo. Mi piaci, non ho avuto il tempo di guardarti prima con attenzione, mi accorgo di vederti adesso per la prima volta. Io ho bisogno di osservare una donna, di scrutarne i particolari, di impossessarmi di lei, del suo corpo, abituarmi ai suoi gesti al suo profumo, ma tu non me ne hai dato il tempo o forse sono stato io che non ti ho voluto arrestare.
Hai le labbra socchiuse, sono carnose, comincio a ricordarle su di me e mi danno un brivido sottile e intenso. Intanto però un fastidio tra le gambe mi dice che devo andare in bagno, ecco cosa mi ha svegliato. Con infinita cautela scivolo giù dal letto, sono scalzo e nudo ma mi fermo davanti alla porta per guardarti ancora, non riesco a staccare gli occhi da te. Hai una gamba scoperta, il lenzuolo sottolinea il tuo corpo, la schiena e’ nuda, mi soffermo cercando di ricordare il tuo sedere e mi viene da sorridere, quello me lo ricordo bene. Caldo, morbido, soffice ma sodo. In bagno c’e’ poca luce e non la accendo per non rompere l’incantesimo ma mentre indugiavo a guardarti devo essermi eccitato infatti fatico a risolvere la mia urgenza, gli uomini hanno questo problema certe volte, non si possono fare due cose nello stesso tempo e toccarmi non migliora la situazione. Ho l’asta dura e diritta, difficile da rivolgere verso il basso, anche lo scroto e’ contratto come quello di un lottatore prima della battaglia, accidenti, ne ho quasi più voglia di prima eppure non dovrebbe essere così, ricordo che mi hai svuotato completamente, almeno lo credevo. Forse e’ perché adesso mi sento così bene, rilassato, stranamente a mio agio in questo ambiente estraneo assieme ad una donna sconosciuta. Succede a volte e quando succede e’ impossibile prevederlo e saperne il perché. Succede e basta, sulle labbra ho un sorriso tirato, quando ho voglia non sono allegro ma teso e pronto a scattare come un felino, è l’istinto del maschio predatore.
Ritorno sulla porta e ti cerco con lo sguardo, ti sei spostata, ne sono sicuro, adesso hai un braccio allungato dove dormivo io come per cercarmi, il tuo viso non e’ più affondato tra i due cuscini. Distinguo chiaramente il tuo profilo sul bianco del lenzuolo e le tue labbra mi affascinano di nuovo. Sono la prima cosa che ha catturato la mia attenzione.
Mi piace guardarti e ripensare a noi. Franca, si, di questo sono sicuro, ti chiami Franca o almeno così hai voluto che ti chiamassi, in rete eri “DolceTenera”, più ci ripenso e più capisco come il nick era appropriato. Respiro piano al bordo del letto, sono nudo e con la verga rigida che ormai sembra scoppiarmi ma non mi muovo, mi piace osservarti mentre sei cosi distesa e abbandonata, nella mente mi si affollano immagini sensuali. Allungandoti hai spostato il lenzuolo e adesso il tuo sedere e’ quasi completamente scoperto, anzi sei praticamente nuda. Scruto ogni particolare del tuo corpo e finalmente comincio a sentirlo famigliare. Ho sempre avuto bisogno di farlo, di possedere completamente il corpo della donna, di scoprirlo e farlo mio.
Si, dolce e tenera, morbida e calda, quanti nomi potrei inventare per te adesso che ti ho conosciuta, labbra dolci, si anche questo sarebbe perfetto. Sono state le prime cose che ho notato nella Hall quando ci siamo stretti la mano, piacere, piacere e poi verso l’ascensore, non sono sicuro di essere stato io a prendere l’iniziativa così rapidamente, anzi ripensandoci sei stata tu che mi ci hai trascinato. Ho sbirciato il tuo posteriore mentre mi precedevi ma dopo dieci passi eravamo già arrivati. La cabina vuota ci ha imprigionati, avrei voluto dirti tante cose ma riuscivo solo a guardarti sino a quando non hai alzato il viso verso di me, la bocca semiaperta e la lingua tra le labbra che le leccava lentamente. Pensavo che ti sentissi a disagio e che fosse un tuo modo per allentare la tensione di questo incontro clandestino ma appena ho avvicinato la mano al tuo viso per accarezzarlo me l’hai afferrata. Mi hai risucchiato in bocca il dito medio e come una bambina hai iniziato a succhiarlo, a giocarci con la lingua e le labbra.
Tutto e’ durato pochi secondi ma sufficienti a farmi ribollire il sangue, poi le porte dell’ascensore si sono spalancate di nuovo al piano.
Sei uscita per prima, decisa, rapida, mentre io cercavo in tasca la chiave della stanza, ero frastornato lo ammetto, ho aperto e con un sorriso ti ho invitata ad entrare, lo hai fatto con un balzo felino senza darmi il tempo di accendere la luce. Siamo rimasti immobili nella penombra, uno di fronte all’altra, incapaci di parlare o di prendere alcuna iniziativa. Ti confesso che cercavo di ricordare quello che ci eravamo scritti, le cose che ci eravamo raccontati al telefono in lunghe ore notturne, nulla, riuscivo solo a guardarti davanti a me con il viso abbassato e le braccia abbandonate sui fianchi.
Abbracciarti forte e’ stato un atto istintivo, stringere il tuo corpo morbido ed aspirare il tuo profumo di femmina mi inebriava, ti sentivo calda abbandonarti contro di me.
-- Scusa Gabriele, e’ piu’ forte di me. Lasciami
fare, ti prego.
E’ stato un sussurro al mio orecchio e di colpo mi hai trascinato insieme a te sul letto, entrambi vestiti e avvinti. Poi sei diventata una furia incontenibile sopra di me, le tue mani che frugavano nei miei calzoni, ho cercato di aiutarti a slacciare la mia cintura ma tu eri rapida, determinata, quasi violenta.
Hai cominciato così di sorpresa, senza darmi modo di capire cosa stava succedendo, in un attimo un vulcano di sensazioni mi ha avvolto il basso ventre, sentivo il calore della tua bocca dovunque. Così, rovesciato sul letto non riuscivo a vederti, sentivo solo il tuo respiro rapido e frenetico, quasi l’ansimare di un predatore affamato. Con le mani ti ho preso le spalle ma tu le hai scacciate via, la preda non può ribellarsi al suo destino e cosi’ mi sono sentito.
Allora mi sono dimenticato di tutto, dei mie vestiti e delle scarpe ancora addosso, solo la tua bocca e le tue mani esistevano. Sentivo crescere il mio sesso sotto le tue carezze e la tua lingua giocare intorno alla punta o cercare di forzarne il buchetto superiore, le tue mani sembravano cento sul mio ventre, intorno alla peluria che ricopre lo scroto, sulle cosce, ho smesso di voler capire, non era possibile, lasciavo crescere la voglia ed il piacere in me.
Per forza anch’io ansimavo, anch’io adesso ero pronto per aggredire la femmina e farla mia ma ogni tentativo di muovermi provocava le tue reazioni rabbiose, non avevo modo di fare altro che subire la stupenda violenza che mi stavi imponendo. A volte mordicchiavi le palle, salivi con la lingua lungo tutta l’asta e poi la ingoiavi di colpo facendo ruotare dentro la lingua per esplorane le pieghe più nascoste, non so quanto e’ durata la tua furia, mi sono reso conto soltanto che stavi riuscendo a portarmi oltre il limite, non avevo alcuna volontà di oppormi, ormai il mio unico obiettivo era scaricare lo sperma e godere, solo godere. Il cazzo ormai mi trasmetteva fitte quasi dolorose, era teso e rigido come un palo di ferro bollente, la tua bocca non smetteva nella sua cavalcata trionfante.
Poi di colpo, ti sei fermata, un attimo prima che fosse troppo tardi, non so come tu abbia fatto a capirlo, due dita strette alla base e la tua bocca aperta sollevata.
-- No ! No ! Fammi venire, ti prego ! Non smettere !
Adesso finalmente mi hai guardato coi tuoi occhi spalancati e lucidi fissi nei miei.
-- Ti prego, non smettere non resisto. Sto per venire, ti prego !
Il tuo sorriso mi e’ sembrato quasi crudele, ho alzato la testa ed ho visto la tua mano stretta alla base della mia asta congestionata e quasi dolorante.
-- No, Gabriele, l’ho desiderato troppo, non voglio che finisca subito. Lasciami gustare ogni momento insieme a te.
Eri dolce e tenera nel dire questo ma il dolore nel basso ventre non mi dava tregua, dovevo venire, scaricare il seme, svuotare la tensione insostenibile. Devi averlo capito dal mio sguardo perché lentamente hai allentato la stretta alla base del cazzo, l’hai lasciato rigido e dritto davanti al tuo viso, eravamo entrambi ansimanti e con i visi congestionati.
-- Ti prego fammi venire, lasciami entrare dentro di te, non resisto, ho bisogno di sborrare subito.
-- Aspetta ancora un attimo Gabri, voglio godere insieme a te.
La tensione si stava allentando ed il dolore ormai era diventato un sottile piacere, mi sembrava di avere un orgasmo continuo, ma dolce, non violento.
-- Hai una goccia di succo sulla cappella, lasciamela assaggiare, rilassati, non avere fretta di bruciare tutto.
Ho visto la tua lingua uscire come un serpentello dalle labbra e sfiorare la punta del cazzo, solo un attimo ma un brivido mi ha scosso come una scarica elettrica.
-- Come sei buono ! Come sei dolce, non immaginavo che il tuo succo fosse cosi’ buono.
Intanto continuavi a massaggiarmi il ventre e le palle, la tensione si stava allentando e ormai provavo solo piacere. Ti sei alzata e lentamente hai cominciato a spogliarti, il golf, la camicetta, poi la gonna. Il tuo sguardo era furbo e seducente, mi mostravi le tue forme abbondanti con abilità, con malizia, io disteso con l’asta rigida rivolta verso di te non perdevo un particolare, mi piaceva il tuo gioco. Poi, con un movimento rapido il tuo reggiseno e’ scomparso e due globi bianchi mi hanno abbagliato la vista. Mentre ti toglievi le autoreggenti li vedevo allungarsi verso il basso e oscillare, morbidi e abbondanti.
Finalmente ti sei alzata, solo i piccoli slippini neri difendevano la tua nudità, io non ansimavo più, ero frastornato e senza respiro.
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